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Marine Life

Squalo elefante nel Mar Mediterraneo?

Squalo elefante

Tempo fa, il video di un avvistamento di uno squalo elefante nel mare Adriatico (vedi video in fondo all’articolo) suscitò molta meraviglia, portando in molti a chiedersi se fosse normale che questo splendido animale si trovasse nelle nostre acque. Sicuramente non è una cosa frequentissima, ma sì, è normale!

Squalo elefante, una specie autoctona

Lo squalo elefante è la specie di Elasmobranchi più grande del mare Mediterraneo, ed il secondo squalo più grande del mondo dopo lo squalo balena.

Esso fa parte della fauna originaria del Mare Mediterraneo, cosiddetta autoctona. Il che significa che non è stato inserito dall’uomo, ma è sempre stato qui.

Nonostante non sia è un pesce molto comune, è in realtà lo squalo più facile da incontrare. Non è rarissimo avvistarlo andando per mare, anche in gommone, dal momento che vive prevalentemente in acque costiere e spesso si avvicina molto alla costa, soprattutto in primavera ed estate.

Questa specie ama soprattutto le zone di mare con grossi movimenti di acqua e fronti di correnti che si incrociano, dove si accumulano grandi masse di zooplancton, suo unico cibo. È più facile trovarlo, quindi, in zone con queste caratteristiche, tipo in prossimità di promontori e punte della costa, oppure nelle baie dove si formano forti flussi di corrente.

Sembra anche che lo squalo elefante pratichi migrazioni verticali, trascorrendo l’inverno in acque profonde, e risalendo a primavera lungo la scarpata continentale per portarsi vicino alla costa.

Squalo elefante: una specie mite ed avvicinabile

Lo squalo elefante è un animale innocuo, molto diffuso in tutti i mari e gli oceani del mondo, che può crescere fino a 15 metri di lunghezza; si ciba solo di zooplancton (per cibarsi, filtra fino a 1800 tonnellate di acqua all’ora, trattenendo con speciali pettini presenti all’interno della camera branchiale lo zooplancotn che cresce nei primi metri d’acqua) ed è un amante delle acque temperate e fredde.

Di lui si conosce ancora molto poco, sia delle sue abitudini che delle sue rotte migratorie. Comunque proprio per questo è protetto dalla Convenzione internazionale sulle Specie Migratorie (CMS). Inoltre, questa specie è protetta dalla CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie minacciate di estinzione), dalla Convenzione di Berna, dalla Convenzione di Barcellona sulle specie Mediterraqnee e dalla Direttiva Europea Habitat. Un sorvegliato speciale, insomma!

Il suo nome specifico (Cethorinus maximus) significa, più o meno, mostro marino dal grande naso; anche il nome comune di squalo elefante si riferisce al suo caratteristico muso allungato. Infatti lo squalo elefante possiede un muso molto sporgente che ricorda un po’ una proboscide, ed è questa caratteristica parte anatomica che spesso affiora in superficie quando si alimenta di plancton nuotando a pelo d’acqua. Questo “naso”, insieme anche alla grossa pinna dorsale, rendono facile il suo avvistamento e riconoscimento dalla barca.

Essendo un animale molto mite, si lascia avvicinare, specialmente dai silenziosi apneisti e snorkelisti, ma è sempre meglio osservarlo a distanza, per non disturbarlo. In caso di incontro con questa specie, per non infastidire l’esemplare, si possono applicare le stesse precauzioni di cui abbiamo già parlato nel post riguardante gli squali balena.

La sua grande pinna dorsale, inoltre, ha una forma caratteristica in ciascun singolo individuo, e rappresenta quindi una sorta di impronta digitale, che infatti i ricercatori utilizzano per schedare gli esemplari avvistati.

Ecco perché è importante, in caso di incontro con un esemplare di squalo elefante, fare una foto o un filmato che ritragga la pinna dorsale. La foto immagine potrà essere inviata ai ricercatori che studiano questa specie, i quali potranno così schedare l’esemplare e confrontare la foto con le altre a loro disposizione, per verificare gli spostamenti degli esemplari.

Quindi un incontro con lo squalo elefante, già di per sé emozionante, può dare ai fortunati l’ulteriore soddisfazione di poter fornire un contributo al progresso della ricerca scientifica su questa affascinante specie.

Una ricerca italiana per tutelare lo squalo elefante

Nel mare Mediterraneo da alcuni anni due ricercatrici italiane stanno svolgendo un importante studio per censire e mappare gli esemplari, l’unico sul campo realizzato finora su questa specie; il progetto ambizioso, denominato “Operazione Squalo Elefante“, è nato nel 2005 e va ancora avanti a tutt’oggi. Potete trovare tutti le informazioni visitando il sito web https://cetorino.wordpress.com/, comprese informazioni su come contribuire al progetto.

Infine, permetteteci di rammentare che l’incontro con lo squalo elefante, come con tutte le specie selvatiche, deve essere casuale e fortuito e non deve arrecare disturbo all’animale; l’incontro con le creature selvatiche è un dono che esse ci fanno, di cui dobbiamo renderci degni, adottando comportamenti rispettosi.

Sono quindi da bandire comportamenti di caccia ed inseguimento, e rigorosamente vietati i contatti fisici con l’animale.

Solo così avremo un dato scientifico oggettivo e significativo, e solo così garantiremo alla specie di continuare a vivere tranquilla la sua vita di vagabondo dei mari.

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