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Healthy Seas: stop alla pesca fantasma!

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L’iniziativa Healthy Seas, frutto della collaborazione tra un’organizzazione non governativa e alcune aziende, ha come scopo la pulizia dei mari attraverso la rimozione dei rifiuti, in particolar modo delle reti da pesca abbandonate, responsabili della morte di moltissime creature marine. È il cosiddetto fenomeno della “pesca fantasma”, che consiste nell’abbandono o nella perdita involontaria in mare di attrezzature da pesca. Si stima che ogni anno circa 640.000 tonnellate di attrezzi da pesca vengano abbandonate nell’oceano, causando la morte di milioni di animali, tra cui balene, foche, delfini, tartarughe e uccelli marini.

Grazie all’aiuto di sub tecnici, Healthy Seas raccoglie le reti disperse in mare e si assicura che le stesse, insieme ad altri rifiuti di nylon, vengono riciclate e utilizzate nella creazione del filato ECONYL®, una materia prima di alta qualità usata per creare prodotti come calze, costumi da bagno o tappeti.

Fondata nel 2013, ad oggi Healthy Seas lavora in collaborazione con 100 subacquei volontari, pescatori, società di salvataggio ed allevamenti ittici. Le aree di azione europee sono tre: Mare del Nord, Mare Adriatico e Mar Mediterraneo, tutte zone con un alto tasso di biodiversità, di turismo e di pesca, ma caratterizzate anche dalla presenza di relitti, luoghi in cui le reti da pesca tendono ad accumularsi. Healthy Seas ha scelto queste tre regioni anche perché rappresentative delle condizioni geografiche ed ecologiche di altri mari europei e, per questo, utili nella raccolta di informazioni ed esperienze da investire in progetti futuri.

Il 22 settembre 2019, l’iniziativa Healthy Seas ha vinto il premio Circular Economy ai Green Carpet Fashion Awards, nella serata conclusiva della settimana della moda di Milano al Teatro alla Scala.

Scopriamo di più su questa iniziativa attraverso alcune domande che noi di DiveCircle abbiamo posto agli amici di Healthy Seas:

Perché è importante mettere fine alla pesca fantasma?

<<Uno degli impatti più orribili della pesca fantasma è chiamato il “ciclo della morte”. Pesci e animali marini restano intrappolati nelle reti fantasma, attirando animali più grandi che vogliono nutrirsi di loro e che, a loro volta, rimangono intrappolati nelle reti fantasma, continuando il ciclo. Inoltre, la maggior parte delle reti da pesca è realizzate in plastica che non si decompone, rimane per sempre nel mare e lentamente rilascia minuscole particelle, chiamate microplastiche, che finiscono nello stomaco dei pesci e infine nei nostri>>.

Quali sono le maggiori difficoltà a cui andate incontro nel rimuovere l’attrezzatura da pesca dai mari?

<<Una volta che i pescatori perdono le loro reti nel mare, l’unico modo per rimuoverle è quello di ricorrere all’aiuto di subacquei tecnici, altamente qualificati e addestrati a svolgere questo pericoloso lavoro. Condizioni meteorologiche imprevedibili, scarsa visibilità, acque profonde, spese per il riempimento dei serbatoi di gas, per i viaggi e per il noleggio delle barche, sono alcune delle sfide che ci troviamo ad affrontare. Inoltre, il quadro normativo differisce in ogni paese, quindi per una iniziativa come Healthy Seas, che opera a livello internazionale, anche questo è un ostacolo. I subacquei sono ben addestrati, obbediscono a un protocollo rigoroso e operano in gruppo per svolgere il proprio lavoro in sicurezza e con successo. Le altre difficoltà sopra descritte vengono superate grazie alla preparazione, all’organizzazione e all’aiuto di partner locali affidabili>>.

È possibile ripulire gli oceani da tutta la plastica? E se sì, come?

<<Si stima che dal 1950 siano stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Di questi, solo il 9% è stato riciclato e il 12% è stato incenerito. Il resto è stato scaricato nelle discariche o nell’ambiente naturale. La soluzione a questo enorme problema ambientale sta nella prevenzione e nell’evitare che la plastica finisca nei mari e negli oceani. Le azioni messe in atto fino ad ora non sono sufficienti a risolvere un problema di tale portata, per questo Healthy Seas lavora incessantemente per coinvolgere il settore della pesca, nel tentativo di trovare una soluzione a monte e impedire che le reti da pesca vengano abbandonate negli ecosistemi marini>>.

Come scegliete dove intervenire?

<<Nella maggior parte dei casi, i pescatori e i subacquei ci segnalano dove si trovano le reti fantasma; noi cerchiamo di dare priorità alle aree marine dal forte valore ecologico. Il trasporto delle reti è spesso una sfida logistica e teniamo in grande considerazione l’impatto ambientale delle nostre operazioni>>.

Cosa non funziona nell’affrontare questo problema e cosa potrebbe essere migliorato in futuro?

<<Sebbene abbiamo accolto con favore il divieto dell’UE per le materie plastiche monouso, un numero significativo di reti da pesca in disuso non viene raccolto per il trattamento. Queste, insieme ai prodotti in plastica usa e getta, rappresentano un grave rischio per gli ecosistemi marini, la biodiversità e la salute umana. Gli Stati membri potrebbero inasprire le norme per garantire la raccolta e la gestione dei rifiuti. Speriamo che la nuova Commissione che opera nell’area delle priorità del Green Deal europeo agisca in questa direzione>>.

Se vuoi sapere di più su Healthy Seas e sulle attività che conduce, visita il loro sito web.

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Suggerimenti per uno stile di vita responsabile

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Al giorno d’oggi, adottare uno stile di vita responsabile è un dovere a cui non è più possibile sottrarsi. Tutti noi compiamo una serie di azioni che scandiscono la nostra quotidianità, come guidare, fare la spesa, lavare i piatti, accendere il riscaldamento o il condizionatore, fare il bucato e molto altro. Tutto questo comporta dei costi, non solo in termini di spesa, ma anche di costi ambientali, ovvero di risorse naturali prelevate della terra.

Ognuno di noi, con le sue abitudini, i gesti quotidiani, i consumi e le scelte di acquisto, lascia una “impronta ecologica” sul nostro pianeta (human footprint), contribuendo al consumo e allo spreco delle risorse naturali, all’impoverimento e all’inquinamento del nostro pianeta.

Ecco alcuni consigli per condurre uno stile di vita responsabile e ridurre la nostra impronta ecologica, attraverso precisi accorgimenti e piccoli cambiamenti da adottare nella vita quotidiana.

Energia elettrica

Circa un terzo dell’energia totale consumata dipende dalle nostre abitudini domestiche. La prima cosa da fare è scegliere con attenzione gli apparecchi elettrici, privilegiando quelli da classe A ad A+++. Un costo iniziale maggiore ti consentirà un grande risparmio energetico sul slungo periodo, senza dimenticare che molto spesso è possibile usufruire di incentivi governativi.

Altro punto fondamentale riguarda lo stand by. Tutti gli apparecchi lasciati in questa modalità continuano a consumare energia. È necessario disconnettere totalmente l’apparecchio dalla rete elettrica o usare prese multiple con interruttore. Per quanto riguarda il corretto utilizzo degli elettrodomestici, il frigorifero deve essere mantenuto ad una temperatura di 3°-5° C e non inferiore, non deve essere aperto inutilmente, va pulito e sbrinato regolarmente ed al suo interno non vanno riposti cibi ancora caldi. Il forno elettrico deve sempre essere usato alla giusta temperatura e non deve essere aperto spesso durante l’utilizzo. Se possibile, ad esso va preferito il forno a microonde, in quanto ha un consumo di circa la metà. Lavatrice e lavastoviglie devono essere utilizzate a pieno carico ed a basse temperature, usando la giusta quantità di detersivo, preferibilmente biodegradabile. Il condizionatore va impostato ad una temperatura di massimo 5°-6° in meno rispetto alla temperatura esterna ed è fondamentale chiudere bene porte e finestre per evitare la perdita di aria fresca.

Altre scelte importanti riguardano l’illuminazione: spegni sempre le luci quando esci da una stanza, non accenderle inutilmente e scegli sempre lampadine a basso consumo, lampadine a fluorescenza (i neon) o led; queste ultime sono anche le più semplici da smaltire.

Riscaldamento

Il riscaldamento domestico è responsabile di un altissimo rilascio di anidride carbonica e polveri sottili nell’atmosfera. Per ridurre i consumi, e quindi queste emissioni, è sufficiente impostare una temperatura che non superiore i 21° negli ambienti dove passiamo la maggior parte del tempo e 20° nelle stanze da letto. Evita di riscaldare la casa quando non c’è nessuno, elimina gli spifferi, riduci la dispersione del calore ed elimina gli ostacoli alla sua diffusione (ad esempio non aprendo inutilmente finestre e non coprendo i termosifoni). Laddove possibile, opta per un sistema di riscaldamento a pavimento, che favorisce la distribuzione uniformemente del calore, coibenta i muri e scegli finestre con i doppi vetri.

Acqua

Fare proprio uno stile di vita responsabile passa anche attraverso un’attenta gestione dell’acqua. Per ridurre lo spreco di acqua e i consumi elettrici legati alla sua produzione e distribuzione, bastano piccoli accorgimenti quotidiani. È importante chiudere i rubinetti mentre ti lavi i denti, ti radi o ti insaponi. Preferisci la doccia al bagno, ma non trascorrere troppo tempo sotto il getto d’acqua (che consuma da 6 a 10 litri al minuto).

Utilizza la lavatrice e la lavastoviglie quando sono completamente cariche, o seleziona il comando del mezzo carico, se previsto; evita di scongelare i cibi sotto l’acqua; installa sistemi come il doppio scarico per il serbatoio del WC o i riduttori di flusso d’acqua sulla doccia e nei rubinetti; infine fai attenzione ad eventuali perdite di tubi e rubinetti.

Mobilità

I trasporti moderni sono responsabili di un terzo del consumo energetico mondiale e di una parte considerevole dell’inquinamento atmosferico e acustico urbano. Prediligi gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Condividi l’uso dei mezzi privati con gli amici o tramite servizi di car sharing. Nel momento dell’acquisto, scegli vetture elettriche, ibride o con motori a metano o gpl. In autostrada e su strada a grande scorrimento, per risparmiare carburante, mantieni una velocità moderata e tieni i finestrini chiusi per evitare la creazione di turbolenze che aumentino la resistenza dell’auto e di conseguenza i consumi. Quando guidi in città mantieni un’andatura regolare privilegiando, quando possibile, le marce alte.

Rifiuti

Uno stile di vita responsabile comporta una attenta gestione dei rifiuti che quotidianamente produciamo. Prima di tutto è necessario ridurre la quantità di rifiuti, comprando solo ciò di cui abbiamo bisogno. Usa sacchetti e borse per la spesa in tessuto; prediligi prodotto sfusi o alla spina, in modo da poter riutilizzare i contenitori, ed evita i prodotti monoporzione o già tagliati e confezionati nella plastica.

Dove possibile, bevi l’acqua del rubinetto, eccellente in molte zone d’Italia; laddove non sia possibile, ricorri a sistemi di purificazione e filtraggio dell’acqua. Evita il ricorso a piatti e bicchieri di plastica e a tovaglioli di carta. Per la conservazione dei cibi, opta per contenitori riutilizzabili e, quando prendi il caffè, prediligi la moka alle capsule (o almeno scegli quelle in garza). Acquista prodotti ricaricabili, come pile e batterie o cartucce per la stampante e cerca di limitare al massimo l’utilizzo della carta.

Altra azione fondamentale, in cui tutti noi dovremmo impegnarci, è la raccolta differenziata. Come prima cosa è indispensabile informasi sul modo corretto per farla, poiché è semplice cadere in errore. Ad esempio molti non sanno che nella raccolta differenziata del vetro non devono essere gettati lampadine, neon, specchi e vetri di finestre. Non tutti sanno che pile e batterie si possono smaltire presso i punti vendita, così come avviene per i medicinali scaduti, raccolti dalle farmacie e dagli ambulatori, e che l’olio da cucina non deve essere versato nello scarico della cucina, ma deve essere raccolto in un recipiente da gettare nell’apposito punto di raccolta.

Alimentazione

Anche mangiare può diventare un gesto per ridurre il nostro impatto sull’ambiente, basta seguire poche e semplici accortezze. La prima scelta ricade sul consumo di cibi locali e di stagione. Acquistare prodotti che provengono da lontano, oltre a richiedere un lungo trasporto con conseguente emissione di anidride carbonica, implica imballaggi e processi di conservazione che hanno un costo ambientale altissimo. Inoltre acquistando prodotti del territorio supporterai l’economia locale. Per quanto riguarda la stagionalità, i vantaggi di nutrirsi di prodotti di stagione sono molteplici, da un lato, impiegando poco tempo per arrivare sulle nostre tavole, mantengono un maggiore contenuto di vitamine e nutrienti, sono più economiche e più saporite. Dal punto di vista ambientale i prodotti non di stagione hanno un grande impatto sull’ambiente: se sono prodotti in paesi lontani, necessitano di lunghi viaggi, se invece sono prodotti in serra richiedono un’enorme quantità di energia elettrica.

Anche per quanto riguarda la pesca esiste il concetto di stagionalità che consente di rispettare i ritmi biologici delle specie marine e consente di favorire la pesca locale. Evita il consumo di specie in via di estinzione, come il tonno rosso mediterraneo, e di prodotti frutto della pesca illegale. Ricorda anche che oltre alle specie più conosciute, i cui stock ittici sono ormai sovrasfruttati (come alici, merluzzo, pesce spada e sogliole), esistono tantissimi altri pesci altrettanto buoni e nutrienti da poter mangiare.

Anche ridurre il consumo di carne è fondamentale, basti pensare che per produrre un 1 kg di carne di manzo sono necessari circa 15 kg di cereali e soia, 15.000 litri d’acqua, con emissioni fino a 68 kg di anidride carbonica. Non è necessario rinunciare alla carne, ma è importante ridurre il numero di volte in cui mangiarla e sceglierla di migliore qualità, prodotta localmente con metodi di allevamento estensivo.

Opta per alimenti frutto di agricolture biologiche, le quali riducono l’impatto ambientale grazie al rispetto dei processi ecologici, delle risorse naturali e della biodiversità, senza ricorrere all’uso di sostanze chimiche di sintesi (diserbanti, insetticidi, pesticidi, antibiotici). Inoltre, negli allevamenti biologici sono tenuti in grande considerazione i bisogni degli animali attraverso la creazione di stalle adeguate con possibilità di pascolo e accesso all’aria aperta e l’uso di mangimi bio e vegetali che rispettino il loro reale fabbisogno.

Infine, nel ricercare uno stile di vita responsabile, è importante ridurre gli sprechi in cucina. Oltre a comprare solo il necessario, controlla sempre le date di scadenza e riponi gli alimenti in frigo al massimo un’ora dopo l’acquisto.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen

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Dolphin e Whale Watching sostenibili: linee guida

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Friend of the Sea (FoS) è un’organizzazione non governativa il cui scopo è tutelare l’ambiente marino e preservarne le ricchezze nel corso del tempo. Per far questo crea e aggiorna periodicamente precisi e rigorosi standard di sostenibilità da soddisfare per essere certificati come aziende ecosostenibili.

FoS si occupa principalmente di certificazioni nel mondo dell’ittico, ovvero di pesca sostenibile, ma nel corso del tempo ha sviluppato altri importanti standard, come quelli riguardanti Dolphin e Whale Watching sostenibili.

Ma quali sono i requisiti da soddisfare per far sì che un’attività di avvistamento di balene e delfini possa definirsi davvero ecosostenibile? Scopriamone alcuni insieme.

Requisiti di sostenibilità per il Dolphin e Whale Watching

1) Le barche non devono usare sonar attivi, ecoscandagli o sistemi che emettono suoni nell’acqua per attirare i cetacei: questo perché alcuni tipi di cetacei per individuare le loro prede emettono degli ultrasuoni; di conseguenza, l’uso di sonar, ecoscandagli e suoni potrebbe interferire con questo processo e quindi mettere a rischio il loro sostentamento.

2) Nell’area compresa tra 300 e 100 metri dai cetacei, le barche devono mantenere una velocità lenta e costante (≤ 5 nodi) e non devono mai inseguire balene e delfini: ci sono studi che dimostrano che sotto i 5 nodi le balene hanno la possibilità di allontanarsi volontariamente dalle imbarcazioni. Anche le distanze sono il frutto di studi ben precisi.

3) Quando i delfini e le balene si avvicinano alle barche queste devono mantenere la stessa velocità e non cambiare direzione: un cambio di direzione e di velocità può infastidire i cetacei e alterarne il comportamento.

4) Tranne quando i cetacei si avvicinano alle barche, le barche devono sempre mantenersi a una distanza minima dai cetacei. La distanza minima è di 100 metri dalle balene e 50 metri dai delfini (cioè la “zona di osservazione”). Una distanza inferiore è proibita: la distanza dai delfini è inferiori in quanto essendo più veloci e agili possono volontariamente allontanarsi con più facilità.

5) Le barche non si devono mai avvicinare intenzionalmente ai cetacei frontalmente e posteriormente. L’approccio deve iniziare con una rotta inclinata di circa 30° rispetto alla rotta dei cetacei, fino a diventare gradualmente parallela alla stessa: approcciare frontalmente o da dietro i cetacei può essere interpretato come un’azione predatoria nei loro confronti.

6) Fare attenzione per evitare che il gruppo di cetacei non venga disperso e che i piccoli e i giovani esemplari non siano separati dalle loro madri: questo per evitare la dispersione del gruppo e quindi aumentare il livello di stress nei cetacei stessi.

7) Le barche non devono avvicinarsi intenzionalmente a madri isolate, coppie di piccoli/giovani, piccoli/giovani isolati, né cetacei che sembrino accoppiarsi, riposare o evitare le barche: avvicinarsi troppo aumenterebbe il livello di stress nei cetacei stessi e potrebbe interrompere importanti attività come l’accoppiamento e il riposo.

8) Solo una barca alla volta può trovarsi nella zona di osservazione mentre le altre devono attendere al di fuori (oltre i 300 metri): il tempo trascorso nella zona di osservazione deve essere al massimo di 30 minuti, 15 nel caso ci siano altre imbarcazioni in attesa. Inoltre i motori devono essere posizionati in folle. Tutto questo per limitare il livello di stress nei confronti dei cetacei.

9) Quando un capodoglio cambia bruscamente il suo orientamento o inizia a fare immersioni brevi di circa 1-5 minuti, senza mostrare i suoi colpi di coda, la barca deve lasciare la zona di osservazione ad una velocità lenta e costante (≤ 5 nodi) fino all’uscita della zona stessa, tenendo sempre sotto controllo la posizione del capodoglio per evitare collisioni accidentali: il capodoglio adotta questi comportamenti quando è stressato, è un suo modo per manifestare il proprio “disappunto”. Per questo motivo ci si deve allontanare.

Dolphin e Whale Watching sostenibili

10) La compagnia non deve fornire o organizzare attività di nuoto con i cetacei: nuotare con i cetacei può aumentare il livello di stress negli animali stessi. Inoltre, può modificare il loro comportamento naturale, può portare a manifestazioni di aggressività nei confronti dell’uomo e ad alterazioni del comportamento nel lungo periodo. Inoltre, anche le persone potrebbero farsi male, sia saltando dalla barca che in caso di interazioni con gli animali (anche involontarie).

11) Dare da mangiare ai cetacei e/o altri animali è vietato: farlo andrebbe ad alterare il comportamento naturale dei cetacei e in più il cibo potrebbe essere tossico per loro, qualora non facesse parte della loro dieta naturale.

Fonte: Friend of the Sea

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Le minacce all’ecosistema marino

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Al giorno d’oggi, le minacce all’ecosistema marino sono in continuo aumento. E’ possibile suddividerle in due macroaree: le minacce di origine naturale e quelle di origine antropica.

Nella prima area rientrano tutti quei fenomeni naturali che da millenni colpiscono gli ambienti marini, solitamente in aree limitate, e nei confronti dei quali la natura ha sviluppato forme di protezione e una grande capacità di rigenerazione. Ne sono un esempio gli uragani, gli tsunami e le eruzioni vulcaniche.

Le minacce di origine antropica, ovvero quelle derivanti dall’azione dell’uomo, sono iniziate all’incirca due secoli fa e, oggi più che mai, hanno subito una moltiplicazione e un’accelerazione senza precedenti. Inoltre alcune di queste minacce, diversamente da quelle naturali, non si limitano a colpire piccole parti di ecosistemi marini, ma investono contemporaneamente vastissime aree di mare, se non tutte, come nel caso delle conseguenze dovute ai cambiamenti climatici.

Minacce all’ecosistema marino di origine naturale

Questo genere di minacce colpisce gli ecosistemi marini da sempre. Per difesa, gli stessi ecosistemi hanno sviluppato una forte capacità di rigenerazione, anche grazie all’aiuto delle zone limitrofe non colpite dal cataclisma. Purtroppo però, a causa dei vari interventi dell’uomo e dei cambiamenti climatici, le calamità naturali sono diventate sempre più frequenti e sempre più devastanti, ostacolando così questo processo di auto-rigenerazione degli ecosistemi marini.

Ma a cosa ci riferiamo nello specifico quando parliamo di minacce all’ecosistema marino di origine naturale? Scopriamolo insieme.

  • Cicloni: detti anche uragani o tifoni, sono violenti moti rotatori di masse di aria che si combinano al movimento della terra. Sono accompagnati da forti venti e da pioggia e sono causati da un insieme di fenomeni atmosferici, tra cui l’innalzamento delle temperature. Questi vortici di aria, il cui diametro può raggiungere anche un centinaio di km, possono causare danni agli organismi che vivono nei primi metri della colonna d’acqua. Inoltre, i forti venti alzano sabbia e sedimenti che poi ricadono in mare dove intorbidiscono l’acqua, compromettendo l’attività fotosintetica dei vegetali, e poi si depositano sul fondo rischiando di soffocare gli organismi che lo popolano.
  • Maremoti: conosciuti anche come tsunami, sono causati da dissesti del fondo oceanico dovuti a terremoti, eruzioni o frane. Questi movimenti provocano uno sprofondamene di una parte di crosta terrestre e l’innalzamento di un’altra che generano uno spostamento della superficie dell’acqua verso l’alto. A causa della forza di gravità questa grande massa d’acqua ritornerà velocemente verso il basso, producendo onde alte fino a 10 metri, che si muovono anche a 500/1000 km orari, e che si abbattono con violenza sulla costa, distruggendo tutto quello che trovano.
  • Alluvioni: diventano un pericolo per l’ambiente marino quando avvengono in prossimità della costa e le acque che esondano dai fiumi o torrenti si riversano in mare. L’acqua che esonda dai corsi d’acqua porta con sé sedimenti, detriti e rifiuti che raggiungono il mare, causandone l’intorbidimento delle acque, per poi depositarsi sul fondo. Inoltre, le acque che si riversano in mare sono dolci e abbassano repentinamente la salinità del tratto di costa coinvolto, creando problemi di sopravvivenza agli organismi che poco tollerano le variazioni di salinità. Dipendono da azioni dell’uomo (costruzioni di argini troppo stretti, scarsa pulizia dei corsi d’acqua, etc.) e da i cambiamenti climatici che stanno causando eventi meteorologici sempre più estremi.

Minacce di origine antropica

Oltre ad aggravare le calamità naturali, alcune azioni dell’uomo possono avere conseguenze negative, dirette o indirette, sugli ecosistemi marini. Ecco di seguito, le maggiori minacce all’ecosistema marino di origine antropica.

  • Cambiamenti climatici: questi cambiamenti alterano gli ecosistemi marini molto più rapidamente di quelli terrestri. L’aumento delle temperature causa lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari e un incremento degli eventi estremi. Altra conseguenza è la migrazione di specie verso latitudini più alte, alla ricerca di acque più fresche, con possibili estinzioni locali in quelle aree dove l’espansione verso latitudini maggiori è limitata dalla presenza di barriere fisiche. Inoltre, l’assorbimento da parte dell’oceano di circa metà delle emissioni di anidride carbonica di origine antropica, sta causando una diminuzione del pH medio delle acque superficiali. Questa acidificazione ha effetti diretti sul metabolismo degli organismi. Altra conseguenza dei cambiamenti climatici è l‘abbassamento dei livelli di ossigeno nei mari, con un conseguente aumento di stress per gli organismi ed eventuale morte per ipossia.
  • Inquinamento: tra le minacce per l’ambiente marino, l’inquinamento rappresenta ancora una delle più significative. Le fonti di inquinamento si possono dividere in tre categorie: le immissioni costiere (ad esempio scarichi di liquami o rifiuti industriali), la deposizione atmosferica (tutte le sostanze inquinanti rilasciate in aria e portate in mare dalle piogge) e le fonti offshore (l’inquinamento causato dalle navi, dall’estrazione di petrolio e di risorse minerarie).
  • Eutrofizzazione: è causata dal rilascio in acqua di nutrienti che provengono dai fertilizzanti usati in agricoltura e negli allevamenti. Un’elevata concentrazione di nutrienti in mare può provocare a una crescita eccessiva di fitoplancton (plancton vegetale) che porta ad un rapido esaurimento dei nutrienti, causando la morte stessa degli individui. Il processo di decomposizione di questi organismi esaurisce velocemente i livelli di ossigeno, provocando situazioni di ipossia che può portare alla morte di molti organismi.
  • Le specie invasive: si tratta dell’introduzione in determinate aree di specie invasive. Questo processo può essere involontario (attraverso le acque di sentina delle navi mercantili) o volontario (per allevamenti ittici). La conseguenza è che le specie invasive, trovandosi in un nuovo habitat, dove spesso non hanno predatori naturali, riescono a competere meglio rispetto alle specie locali, provocando grandi squilibri alla biodiversità.
  • La pesca: in molte parti del mondo si registra uno sovrasfruttamento delle risorse ittiche, cioè la quantità di individui pescati supera quella degli organismi abili alla riproduzione. Questo soprattutto da quando la pesca artigianale ha lasciato il posto a nuove tecniche. Il dragaggio e la pesca a strascico, ad esempio, per l’alta frequenza con cui vengono praticate e per il principio su cui si basano (ovvero la rimozione di tutto ciò che si trova sul fondo lungo il tratto battuto), possono provocare danni estesi agli habitat marini. Uno di questi è il cosiddetto fenomeno del bycatch, ossia la cattura accidentale di specie non commerciali, come tartarughe, foche, delfini e squali e uccelli marini. Un altro fenomeno dannoso è la pesca fantasma, cioè l’abbandono o la perdita in mare di attrezzature da pesca in cui continuano a rimanere intrappolati animali che, inevitabilmente, finiranno col morire. A tutto ciò si aggiunge il problema della pesca illegale, come quella degli squali nell’Oceano Indiano per la rimozione e la vendita delle pinne. Tutte queste attività provocano danni irreparabili e cambiamenti della distribuzione e dell’abbondanza degli organismi, causando gravi perdite nella diversità biologica.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen

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Ocean Guardian: la consapevolezza che diventa azione

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Ocean Guardian è un progetto dell’associazione no profit internazionale SeaTizen che ha come obiettivo la salvaguardia, la gestione e la promozione del patrimonio naturale, storico e culturale degli ambienti marini attraverso la partecipazione attiva di tutti i cittadini e dell’intera società civile. Lo scopo finale è quello di riuscire a coniugare le esigenze economiche e ricreative di tutti i fruitori del mare con le esigenze ecologiche dell’ambiente marino.

Il punto di partenza del progetto Ocean Guardian è quello di installare in ognuno di noi una forte consapevolezza ambientale, che non si limiti però ad un semplice accrescimento di conoscenze sugli ecosistemi, sugli organismi che li abitano e sulle relazioni che intercorrono tra essi e l’ambiente, ma che si trasformi in azione, cambiamento di stili di vita, partecipazione critica e assunzione di responsabilità. Ocean Guardian si propone quindi come un corso proattivo, che punti ad educare alla sostenibilità e in grado di trasmettere a ciascun individuo le competenze necessarie per partecipare attivamente e in modo responsabile alla costruzione della società futura.

Lo scopo è indirizzare tutte le attività turistiche collegate al mare, e l’economia ad esse correlata, verso uno sviluppo di tipo sostenibile, attraverso la protezione della biodiversità e degli habitat marini, il coinvolgimento di tutti i cittadini e attraverso un nuovo modello turistico basato su un approccio ecosostenibile.

Il corso Ocean Guardian

Durante questo corso, oltre ad ampliare le tue conoscenze sugli ambienti naturali, comprenderai come questi ultimi rappresentino delle risorse fondamentali per lo sviluppo economico e il benessere delle società umana. Il corso Ocean Guardian e il suo approccio all’educazione e alla sostenibilità riguarderanno tutti gli aspetti della vita, le azioni quotidiane e concetti base come il rispetto per la diversità, per l’ambiente, per le risorse del pianeta e di tutte le persone che dipendono dalla sua salvaguardia.

L’obiettivo finale di questo corso è quello spingerti ad adottare comportamenti e stili di vita che permettano di condurre un’esistenza caratterizzata dal consumo di beni e i servizi, senza però causare un danno irreparabile agli ecosistemi.

Seatizen lavora soprattutto con i giovani e con le scuole, perché ritiene che insegnare buone pratiche ai giovani farà sì che queste diventino azioni normali e automatiche quando saranno adulti. Inoltre educare i bambini, è il modo più efficace per educare anche i loro genitori.

Ocean Guardian SeaTizen

Il corso Ocean Guardian è aperto a tutti gli appassionati di mare a partire dagli 8 anni ed è costituito da quattro moduli teorici:

  • Il mare: una risorsa da tutelare
  • L’ambiente acquatico
  • Le minacce all’ecosistema marino
  • La responsabilità ambientale

Il corso è pensato per essere proposto all’interno di istituti scolastici come programma complementare e integrativo alle attività curriculari, per questo motivo è possibile modulare i contenuti e le proposte formative all’interno di ogni singolo modulo per rispondere alle esigenze degli istituti.

Il corso si conclude con un modulo pratica da svolgere al mare, dove mettere in atto quello che è stato discusso durante i moduli precedenti. Ogni incontro e ogni avvistamento sarà l’occasione per ridiscutere gli argomenti affrontati durante l’intero corso e rendersi conto di come questi siano concreti e riguardino la vita quotidiana di tutti noi.

Il modulo pratico potrà svolgersi in diversi modi, in base alle condizioni logistiche presenti e alle capacità dei partecipanti: da una passeggiata sulla costa ad un’escursione di snorkeling, per entrare ancora di più in contatto con l’ambiente marino.

Partecipa anche tu e diventa un Ocean Guardian! Trova l’Istruttore SeaTizen più vicino a te e inizia questo nuovo percorso. Oppure diventa tu stesso un Ocean Guardian Instructor. Ti verrà offerto tutto il materiale e tutta l’assistenza necessaria per svolgere i tuoi corsi.

Per avere maggiori informazioni su come diventare istruttore o dove trovare quello più vicino a te, visita la pagina Fb di SeaTizen o il loro sito web.

Fonte: SeaTizen

EcosostenibilitàFocus

Ecoturismo: consigli per un turismo sostenibile

ecoturismo

La parola ecoturismo nasce dall’unione delle parole ecologico e turismo e si riferisce ad un tipo di turismo caratterizzato da un impegno ambientalista e sociale. Una delle definizioni più note è quella dell’International Ecotourism Society che afferma: “l’ecoturismo è un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali”.

Quando viaggi, o quando parti per una vacanza al mare, ricordati che pochi gesti e piccoli accorgimenti possono ridurre enormemente il tuo impatto ambientale.

Ecco alcuni semplici consigli di SeaTizen, associazione no profit internazionale per la salvaguardia degli ambienti marini, per diventare promotori di un autentico ecoturismo e dare un reale contributo alla tutela del nostro patrimonio marino.

Ecoturismo: le fasi del viaggio

Prima di partire

Prima di intraprendere un viaggio, acquisisci quante più informazioni possibili sul luogo in cui ti recherai. Informati sulla sua cultura, sulle sue caratteristiche ambientali, sulla sua geografia e sulle regole, le tradizioni e le abitudini locali. Cerca di conoscere quanto più possibile degli ambienti naturali che ti troverai a visitare, scopri se ci sono parchi naturali e progetti locali a cui partecipare: anche pagando semplicemente un biglietto di entrata ad un’area protette contribuirai al suo mantenimento.

Scegli luoghi e strutture ecosostenibili, cercando di limitare i viaggi in aereo (i quali hanno costi ambientali altissimi) e riscoprendo zone più vicine a te, spesso ignorate a favore di mete più note e battute dal turismo di massa. Nella scelta della meta, privilegia quelle che portano avanti politiche di tutela e sostenibilità ambientale riconosciute, come ad esempio le località balneari che hanno ottenuto la Bandiera Blu.

Scegli con attenzione le strutture ricettive, preferendo quelle integrate in un contesto naturale, che forniscono lavoro alla popolazione locale e impegnate nella riduzione dell’impatto ambientale attraverso l’utilizzo di fonti di energia green, la limitazione degli sprechi e un’attenta gestione dei rifiuti. In questa scelta possono venirti in aiuto la varie certificazioni promosse da enti o autorità, come il riconoscimento Ecolabel per le strutture ricettive promosso dalla Comunità Europea.

Cerca di scegliere i mezzi di trasporto meno inquinanti, come il treno, e di evitare o ridurre al minimo l’uso di quelli ad altissimo impatto ambientale, come l’aereo. Opta per la bici o i mezzi pubblici e, qualora l’uso dell’automobile sia inevitabile, ricorri a servizi di car-sharing o cerca compagni con cui condividere gli spostamenti. Infine scegli hotel non lontani dai luoghi che vuoi visitare e ricordati di ridurre la quantità dei bagagli, poiché il peso trasportato fa aumentare il consumo del mezzo.

Durante la permanenza

Durante il tuo soggiorno in hotel, riduci al minimo i consumi, spegni le luci e i vari apparecchi elettrici quando non ti servono, chiudi i rubinetti mentre lavi i denti o ti insaponi e evita di farti cambiare gli asciugamani e le lenzuola ogni giorno, cosa non necessarie e che comporta un grande consumo di acqua, energia e detersivi.

Riduci la quantità dei rifiuti, differenziali e porta sempre con te un sacchetto per raccoglierli. Non usare contenitori in plastica usa e getta e, se fumi, non buttare le cicche per terra. Scegli creme solari e prodotti anti-zanzare ecologici e biodegradabili e non acquistare souvenir fatti con organismi viventi o parte di essi.

Durante un’escursione in mare

Se trascorri una vacanza in barca o se ti trovi a fare escursioni o immersioni, segui sempre le indicazioni fornite dall’equipaggio per ridurre al minimo l’impatto con l’ambiente marino.

Rispetta sempre le creature marine, non toccarle, non rincorrerle ed evita ogni comportamento che possa spaventarle e causare stress. Non dare loro da mangiare, prima di tutto perché quella tipologia di cibo potrebbe essere nocivo e dannoso, ma anche perché potrebbe alterare il loro normale comportamento creando degli squilibri nella catena alimentare. Inoltre ricordati di non portare mai via dall’acqua nessun organismo, né vivo né morto.

In acqua, sia se indossi l’attrezzatura per immergerti, sia nel caso in cui indossi pinne e boccaglio, fai attenzione ai tuoi movimenti e al tuo modo di nuotare, in modo da non sollevare sedimenti dal fondo e non urtare organismi o alterare habitat.

Infine, se la tua vacanza si svolge in barca, evita l’uso di prodotti o saponi non biodegradabili al 100%, differenzia i tuoi rifiuti che poi porterai nei punti di raccolta a terra, ricordati di non buttare mai nulla in mare, nemmeno gli scarti umidi e prediligi gli ormeggi a gavitelli o boe fisse per ridurre l’impatto della tua ancora sul fondale.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen

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SeaTizen: diventare cittadini del mare

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SeaTizen è un’associazione no profit internazionale il cui scopo è la difesa, la gestione e la promozione del patrimonio degli ambienti marini. Nasce nel 2017, quando un gruppo di persone molto differenti tra loro, ma accomunate dall’amore per il mare, decidono di unirsi e collaborare per il raggiungimento di uno scopo comune. Molti dei suoi fondatori erano già stati impegnati negli anni precedenti in attività volte alla protezione e salvaguardia degli ambienti marini e dei suoi abitanti. Ad oggi SeaTizen conta 69 associati, tra cui organizzazioni ambientaliste, enti del turismo, aziende, enti scientifici e autorità locali provenienti da Italia, Spagna, Croazia e Messico.

La mission di SeaTizen

SeaTizen si propone di trasformare tutti fruitori del mare, che praticano attività ricreative o commerciali legate all’ambiente marino (come subacquei, diving center, snorkelisti, surfisti, apneisti, velisti o semplici turisti) in Cittadini del Mare, in “Sea Citizens”, soggetti preparati e consapevoli delle problematiche ambientali che possano agire attivamente e proficuamente nella implementazione di un efficace e vantaggioso sviluppo sostenibile per l’ambiente marino e per le attività economiche ad esso correlate.

Lo scopo è dunque far collimare le esigenze economiche e ricreative dei fruitori del mare con le esigenze ecologiche dell’ambiente marino, grazie all’unione di realtà già esistenti e ben radicate sul territorio e alla creazione di una rete internazionale di cittadini, giovani, portatori di interesse, comunità locali e decisori politici, impegnati nel rafforzamento della protezione e gestione dell’ambiente subacqueo e nello sviluppo delle future politiche ambientali.

SeaTizen, attraverso i suoi programmi, le sue attività ed i suoi corsi di consapevolezza ambientale, punta perciò a favorire la collaborazione tra gli Stati Europei, con l’obiettivo di stabilire nuove Aree Marine Protette, dove la biodiversità sia preservata e le attività umane sviluppate in maniera sostenibile, e costituire le fondamenta della futura politica marittima dell’Unione Europea. Inoltre SeaTizen vuole indirizzare gli attori che operano in questo settore verso un’economia verde ed ecosostenibile.

Diventa anche tu un cittadino del mare! Clicca qui e scopri tutte le iniziative di SeaTizen e come supportarle.

 

EcosostenibilitàProgetti

Il Golfo dei Delfini, per un dolphin watching sostenibile

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Il Golfo dei Delfini è un progetto a cura di Worldrise, onlus che porta avanti progetti di tutela e valorizzare l’ambiente marino, in collaborazione con Friend of the Sea, organizzazione non governativa volta alla salvaguarda degli oceani tramite iniziative di tutela e certificazione di prodotti e servizi sostenibili.

Durante gli ultimi 10 anni, nel Golfo degli Aranci in Sardegna, si è diffusa la pratica del Dolphin Watching a scopi turistici e senza alcuna regolamentazione. Alla base di tutto vi è la presenza nel Golfo di un gruppo, formato prevalentemente da femmine e piccoli, di circa 60 delfini costieri della specie Tursiops truncatus, specie protetta a livello europeo.

Purtroppo la normativa A.C.C.O.B.A.M.S. (Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic Area), che prevede delle linee guida da seguire nel caso di avvistamento di delfini in mare, è stata recepita dal Governo Italiano solo a titolo di “consiglio di comportamento volontario”. Di conseguenza il Dolphin Watching si è sviluppato nel Golfo degli Aranci come pratica sregolata, che vede ogni estate la presenza di numerose imbarcazioni di operatori turistici (regolari e non), di diportisti con barche proprie e di imbarcazioni a noleggio, che inseguono i delfini, talvolta tagliandogli la rotta. Inoltre è sempre più frequente imbattersi in conducenti e turisti che, incautamente, si tuffano in mare per fare il bagno con i delfini o che provare a dargli da mangiare.

Se da un lato ciò rappresenta la prova tangibile del valore economico dell’attività in questione, dall’altro, costituisce un’enorme criticità in termini di protezione ambientale e sicurezza.

cartelloni informativi del progetto Il Golfo dei Delfini

Il Golfo dei Delfini: la mission

Lo scopo primario del progetto è coinvolgere gli operatori turistici, impegnati nell’attività di Dolphin Watching, in corsi formativi che puntino a sviluppare un’offerta turistica sostenibile ed educativa, basata sulla consapevolezza ambientale, sulla creazione di nuove attività ricreative e sul rispetto e la valorizzazione del proprio territorio.

Le azioni del progetto abbracciano 3 diversi aspetti:

1) Formazione: gli operatori di Dolphin Watching aderenti al progetto usufruiscono di corsi di formazione gratuiti sulle caratteristiche fisiologiche, biologiche ed ecologiche dei delfini e sulle minacce a cui essi sono giornalmente sottoposti.

2) Educazione: grazie alle nozioni acquisite mediante i corsi, gli operatori trasmettono ai turisti l’importanza ecologica della specie in oggetto e le minacce a cui sono sottoposte, anche grazie all’aiuto di schede infografiche tradotte in inglese, francese, tedesco e spagnolo, presenti sulle imbarcazioni. E’ stato inoltre introdotto un protocollo di condotta da applicare in caso di avvistamento e basato sulle linee guida A.C.C.O.B.A.M.S. adattate alla specie e alle necessità locali. Infine, in collaborazione con Friend of the Sea, è stata adattata alla realtà locale la certificazione di Dolphin Watching sostenibile.

3) Divulgazione: grazie a sticker e cartelloni scientifico divulgativi, affissi nelle navi della Corsica Sardinia Ferries, nella sede della guardia costiera locale, nell’info point del comune, nelle imbarcazioni dei noleggiatori e nelle sedi degli operatori turistici aderenti, i turisti vengono informati e sensibilizzati sui delfini e sui comportamenti da adottare in caso di avvistamento.

In contemporanea, viene portata avanti una ricerca scientifica sulla distribuzione e sulla presenza della specie Tursiops truncatus in queste acque, in collaborazione con gli studenti di diverse università e con l’associazione Me.Ri.S. Mediterraneo Ricerca e Sviluppo, finalizzata a capire l’importanza di quest’area per questi esemplari e la strategia di tutela applicare per salvaguardare la specie.

Per scoprire quale sia la giusta condotta da adottare in caso di avvistamento di delfini in mare clicca qui. Per ulteriori informazioni su progetto il Golfo dei Delfini qui!

Fonte: worldrise.org

EcosostenibilitàProtagonisti

Friend of the Sea: certificazione di prodotti e servizi sostenibili

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Friend of the Sea (FoS) è un’organizzazione non governativa, fondata da Paolo Bray, che nasce con l’obiettivo di tutelare l’ambiente marino e le sue risorse, incentivando un mercato sostenibile e portando avanti progetti specifici di salvaguardia e di certificazione di prodotti e servizi.

È un progetto della World Sustainability Organization, una ONG internazionale la cui missione è tutelare l’ambiente attraverso l’assegnazione di marchi di garanzia nei settori dell’alimentazione sostenibile, in particolare in quello ittico e in quello dell’allevamento.

La mission di Friend of the Sea

È ormai noto da anni che l’acidificazione delle acque oceaniche, l’inquinamento delle stesse e la conseguente distruzione degli habitat, abbiano portato a un grave deterioramento della salute dei mari, mettendo in grave pericolo le risorse marine per le generazioni future. Infatti, non tutti sanno che, ben il 60% della popolazione mondiale vive in aree costiere. Di conseguenza il reddito e la nutrizione di centinaia di milioni di persone dipendono proprio dai mari.

La richiesta di prodotti ittici cresce all’incirca due volte più velocemente della popolazione umana, provocando un sovra-sfruttamento degli stock pari all’88%. L’acquacoltura ha contribuito solo a mitigare il declino degli stock ittici selvatici. Inoltre si stima che un pesce pescato su 5 provenga da pesca illegale. Per questi motivi, un uso regolamentato e sostenibile delle risorse acquatiche è fondamentale e per garantire la sopravvivenza dei nostri mari e, di conseguenza, il consumo umano di prodotti ittici.

Friend of the Sea, oltre a promuove progetti di conservazione e campagne per la protezione dell’oceano, è diventato lo standard di certificazione leader per prodotti e servizi che rispettano e proteggono l’ambiente marino. Questo programma di certificazione è riconosciuto e supervisionato a livello internazionale da un ente nazionale di accreditamento e prevede audit annuali condotti in loco secondo i rigorosi criteri.

La certificazione premia le pratiche sostenibili nei settori della pesca, dell’acquacoltura e nella produzione di integratori alimentari (olio di pesce e omega 3), nelle pratiche di Dolphin e Whale Watching, nel commercio di pesci ornamentali e nella navigazione.

Le certificazioni FoS

  • Ristoranti sostenibili: il progetto Sustainable Restaurants seleziona e premia tutte le attività di ristorazione che servono almeno uno dei prodotti ittici certificati Friend of the Sea.
  • Olio omega 3 e creme anti-UV sostenibili: Friend of the Sea è il principale standard di certificazione internazionale per i produttori di olio di pesce, farina di pesce, integratori di omega 3 e creme anti-UV.
  • Dolphin e Whale Watching: la certificazione Friend of the Sea per le pratiche di Dolphin e Whale Watching mira a ridurne al minimo l’impatto sugli individui e sulle popolazioni di mammiferi marini, promuovendo interazioni responsabili tra persone e animali.
  • Attività di navigazione e compagnie crociere sostenibili: lo standard Friend of the Sea per la navigazione sostenibile mira a incentivare uno sfruttamento sostenibile delle risorse marine da parte dell’industria navale.
  • Attività di pesca e flotte sostenibili: il programma di certificazione contribuisce alla salvaguardia degli oceani certificando e promuovendo pratiche di pesca sostenibile.
  • Acquacoltura sostenibile: il programma di certificazione Friend of the Sea per l’allevamento ittico sostenibile fornisce uno strumento di sviluppo all’acquacoltura nel rispetto dell’ambiente marino.
  • Acquari: lo standard Friend of the Sea per gli acquari aiuta a promuovere abitudini e comportamenti sostenibili e a informare le persone sullo stato reale del nostro ambiente acquatico.
  • Commercio dei pesci ornamentali: lo standard per i pesci ornamentali aiuta a proteggere le specie selvatiche e a salvaguardare l’ambiente naturale promuovendo la raccolta e l’allevamento responsabili delle specie da acquari.

Rispetta anche tu gli oceani, scegli prodotti e servizi certificati Friend of the Sea!

Per ulteriori informazioni su FoS e sulle sue attività clicca qui o leggi l’intervista a Mario Passoni, responsabile del dipartimento scientifico di Friend of the Sea.

Fonte: Friend of the Sea 

EcosostenibilitàProtagonisti

Worldrise: we act for nature!

worldrise

Worldrise è una ONLUS che nasce nel 2103 dal sogno di Mariasole Bianco, che ne è presidentessa e fondatrice. Mariasole, dopo la specializzazione in Gestione delle Aree Marine Protette in Australia e diverse esperienze all’estero, ha deciso di mettere a frutto tutte le sue conoscenze nel paese in cui il suo amore per il mare ha preso vita.

Worldrise è ideata e gestita da un gruppo di giovani, di diversa professione e provenienza, che hanno deciso di utilizzare le proprie competenze nella ideazione e realizzazione di progetti di tutela e valorizzazione dell’ambiente marino, finalizzati ad uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Tutte le iniziative sono coordinate e realizzate coinvolgendo studenti e neolaureati, con lo scopo di conciliare l’esperienza pratica sul campo con le conoscenze accademiche, nell’ottica di una crescita professionale più completa.

L’obiettivo di Wordlrise è promuovere la tutela e la valorizzazione dell’ambiente marino attraverso un percorso incentrato sulla sensibilizzazione, la creatività e l’educazione.

Worldrise: i progetti

I progetti e le iniziative di cui Worldrise si fa promotore sono davvero tanti. L’obiettivo principale è sempre la salvaguardia del patrimonio marino, ma affiancato ad una crescita umana e professionale di tutti i partecipanti.

Ecco un breve elenco di alcuni dei progetti portati avanti da Wordlrise:

  • Worldrise Walls
  • A-Mare le Isole Eolie
  • #Batti5
  • Full Immersion AMP
  • Il Golfo dei Delfini
  • SEAstainable SEAfood Guide
  • No Plastic More Fun #TargetPlasticFree
  • Il mare inizia da qui

Fai la differenza: diventa volontario o collabora con Worldrise! 

Per maggiori informazioni su tutte le attività e su come prendervi parte clicca qui!