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Suggerimenti per uno stile di vita responsabile

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Al giorno d’oggi, adottare uno stile di vita responsabile è un dovere a cui non è più possibile sottrarsi. Tutti noi compiamo una serie di azioni che scandiscono la nostra quotidianità, come guidare, fare la spesa, lavare i piatti, accendere il riscaldamento o il condizionatore, fare il bucato e molto altro. Tutto questo comporta dei costi, non solo in termini di spesa, ma anche di costi ambientali, ovvero di risorse naturali prelevate della terra.

Ognuno di noi, con le sue abitudini, i gesti quotidiani, i consumi e le scelte di acquisto, lascia una “impronta ecologica” sul nostro pianeta (human footprint), contribuendo al consumo e allo spreco delle risorse naturali, all’impoverimento e all’inquinamento del nostro pianeta.

Ecco alcuni consigli per condurre uno stile di vita responsabile e ridurre la nostra impronta ecologica, attraverso precisi accorgimenti e piccoli cambiamenti da adottare nella vita quotidiana.

Energia elettrica

Circa un terzo dell’energia totale consumata dipende dalle nostre abitudini domestiche. La prima cosa da fare è scegliere con attenzione gli apparecchi elettrici, privilegiando quelli da classe A ad A+++. Un costo iniziale maggiore ti consentirà un grande risparmio energetico sul slungo periodo, senza dimenticare che molto spesso è possibile usufruire di incentivi governativi.

Altro punto fondamentale riguarda lo stand by. Tutti gli apparecchi lasciati in questa modalità continuano a consumare energia. È necessario disconnettere totalmente l’apparecchio dalla rete elettrica o usare prese multiple con interruttore. Per quanto riguarda il corretto utilizzo degli elettrodomestici, il frigorifero deve essere mantenuto ad una temperatura di 3°-5° C e non inferiore, non deve essere aperto inutilmente, va pulito e sbrinato regolarmente ed al suo interno non vanno riposti cibi ancora caldi. Il forno elettrico deve sempre essere usato alla giusta temperatura e non deve essere aperto spesso durante l’utilizzo. Se possibile, ad esso va preferito il forno a microonde, in quanto ha un consumo di circa la metà. Lavatrice e lavastoviglie devono essere utilizzate a pieno carico ed a basse temperature, usando la giusta quantità di detersivo, preferibilmente biodegradabile. Il condizionatore va impostato ad una temperatura di massimo 5°-6° in meno rispetto alla temperatura esterna ed è fondamentale chiudere bene porte e finestre per evitare la perdita di aria fresca.

Altre scelte importanti riguardano l’illuminazione: spegni sempre le luci quando esci da una stanza, non accenderle inutilmente e scegli sempre lampadine a basso consumo, lampadine a fluorescenza (i neon) o led; queste ultime sono anche le più semplici da smaltire.

Riscaldamento

Il riscaldamento domestico è responsabile di un altissimo rilascio di anidride carbonica e polveri sottili nell’atmosfera. Per ridurre i consumi, e quindi queste emissioni, è sufficiente impostare una temperatura che non superiore i 21° negli ambienti dove passiamo la maggior parte del tempo e 20° nelle stanze da letto. Evita di riscaldare la casa quando non c’è nessuno, elimina gli spifferi, riduci la dispersione del calore ed elimina gli ostacoli alla sua diffusione (ad esempio non aprendo inutilmente finestre e non coprendo i termosifoni). Laddove possibile, opta per un sistema di riscaldamento a pavimento, che favorisce la distribuzione uniformemente del calore, coibenta i muri e scegli finestre con i doppi vetri.

Acqua

Fare proprio uno stile di vita responsabile passa anche attraverso un’attenta gestione dell’acqua. Per ridurre lo spreco di acqua e i consumi elettrici legati alla sua produzione e distribuzione, bastano piccoli accorgimenti quotidiani. È importante chiudere i rubinetti mentre ti lavi i denti, ti radi o ti insaponi. Preferisci la doccia al bagno, ma non trascorrere troppo tempo sotto il getto d’acqua (che consuma da 6 a 10 litri al minuto).

Utilizza la lavatrice e la lavastoviglie quando sono completamente cariche, o seleziona il comando del mezzo carico, se previsto; evita di scongelare i cibi sotto l’acqua; installa sistemi come il doppio scarico per il serbatoio del WC o i riduttori di flusso d’acqua sulla doccia e nei rubinetti; infine fai attenzione ad eventuali perdite di tubi e rubinetti.

Mobilità

I trasporti moderni sono responsabili di un terzo del consumo energetico mondiale e di una parte considerevole dell’inquinamento atmosferico e acustico urbano. Prediligi gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Condividi l’uso dei mezzi privati con gli amici o tramite servizi di car sharing. Nel momento dell’acquisto, scegli vetture elettriche, ibride o con motori a metano o gpl. In autostrada e su strada a grande scorrimento, per risparmiare carburante, mantieni una velocità moderata e tieni i finestrini chiusi per evitare la creazione di turbolenze che aumentino la resistenza dell’auto e di conseguenza i consumi. Quando guidi in città mantieni un’andatura regolare privilegiando, quando possibile, le marce alte.

Rifiuti

Uno stile di vita responsabile comporta una attenta gestione dei rifiuti che quotidianamente produciamo. Prima di tutto è necessario ridurre la quantità di rifiuti, comprando solo ciò di cui abbiamo bisogno. Usa sacchetti e borse per la spesa in tessuto; prediligi prodotto sfusi o alla spina, in modo da poter riutilizzare i contenitori, ed evita i prodotti monoporzione o già tagliati e confezionati nella plastica.

Dove possibile, bevi l’acqua del rubinetto, eccellente in molte zone d’Italia; laddove non sia possibile, ricorri a sistemi di purificazione e filtraggio dell’acqua. Evita il ricorso a piatti e bicchieri di plastica e a tovaglioli di carta. Per la conservazione dei cibi, opta per contenitori riutilizzabili e, quando prendi il caffè, prediligi la moka alle capsule (o almeno scegli quelle in garza). Acquista prodotti ricaricabili, come pile e batterie o cartucce per la stampante e cerca di limitare al massimo l’utilizzo della carta.

Altra azione fondamentale, in cui tutti noi dovremmo impegnarci, è la raccolta differenziata. Come prima cosa è indispensabile informasi sul modo corretto per farla, poiché è semplice cadere in errore. Ad esempio molti non sanno che nella raccolta differenziata del vetro non devono essere gettati lampadine, neon, specchi e vetri di finestre. Non tutti sanno che pile e batterie si possono smaltire presso i punti vendita, così come avviene per i medicinali scaduti, raccolti dalle farmacie e dagli ambulatori, e che l’olio da cucina non deve essere versato nello scarico della cucina, ma deve essere raccolto in un recipiente da gettare nell’apposito punto di raccolta.

Alimentazione

Anche mangiare può diventare un gesto per ridurre il nostro impatto sull’ambiente, basta seguire poche e semplici accortezze. La prima scelta ricade sul consumo di cibi locali e di stagione. Acquistare prodotti che provengono da lontano, oltre a richiedere un lungo trasporto con conseguente emissione di anidride carbonica, implica imballaggi e processi di conservazione che hanno un costo ambientale altissimo. Inoltre acquistando prodotti del territorio supporterai l’economia locale. Per quanto riguarda la stagionalità, i vantaggi di nutrirsi di prodotti di stagione sono molteplici, da un lato, impiegando poco tempo per arrivare sulle nostre tavole, mantengono un maggiore contenuto di vitamine e nutrienti, sono più economiche e più saporite. Dal punto di vista ambientale i prodotti non di stagione hanno un grande impatto sull’ambiente: se sono prodotti in paesi lontani, necessitano di lunghi viaggi, se invece sono prodotti in serra richiedono un’enorme quantità di energia elettrica.

Anche per quanto riguarda la pesca esiste il concetto di stagionalità che consente di rispettare i ritmi biologici delle specie marine e consente di favorire la pesca locale. Evita il consumo di specie in via di estinzione, come il tonno rosso mediterraneo, e di prodotti frutto della pesca illegale. Ricorda anche che oltre alle specie più conosciute, i cui stock ittici sono ormai sovrasfruttati (come alici, merluzzo, pesce spada e sogliole), esistono tantissimi altri pesci altrettanto buoni e nutrienti da poter mangiare.

Anche ridurre il consumo di carne è fondamentale, basti pensare che per produrre un 1 kg di carne di manzo sono necessari circa 15 kg di cereali e soia, 15.000 litri d’acqua, con emissioni fino a 68 kg di anidride carbonica. Non è necessario rinunciare alla carne, ma è importante ridurre il numero di volte in cui mangiarla e sceglierla di migliore qualità, prodotta localmente con metodi di allevamento estensivo.

Opta per alimenti frutto di agricolture biologiche, le quali riducono l’impatto ambientale grazie al rispetto dei processi ecologici, delle risorse naturali e della biodiversità, senza ricorrere all’uso di sostanze chimiche di sintesi (diserbanti, insetticidi, pesticidi, antibiotici). Inoltre, negli allevamenti biologici sono tenuti in grande considerazione i bisogni degli animali attraverso la creazione di stalle adeguate con possibilità di pascolo e accesso all’aria aperta e l’uso di mangimi bio e vegetali che rispettino il loro reale fabbisogno.

Infine, nel ricercare uno stile di vita responsabile, è importante ridurre gli sprechi in cucina. Oltre a comprare solo il necessario, controlla sempre le date di scadenza e riponi gli alimenti in frigo al massimo un’ora dopo l’acquisto.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen

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Dolphin e Whale Watching sostenibili: linee guida

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Friend of the Sea (FoS) è un’organizzazione non governativa il cui scopo è tutelare l’ambiente marino e preservarne le ricchezze nel corso del tempo. Per far questo crea e aggiorna periodicamente precisi e rigorosi standard di sostenibilità da soddisfare per essere certificati come aziende ecosostenibili.

FoS si occupa principalmente di certificazioni nel mondo dell’ittico, ovvero di pesca sostenibile, ma nel corso del tempo ha sviluppato altri importanti standard, come quelli riguardanti Dolphin e Whale Watching sostenibili.

Ma quali sono i requisiti da soddisfare per far sì che un’attività di avvistamento di balene e delfini possa definirsi davvero ecosostenibile? Scopriamone alcuni insieme.

Requisiti di sostenibilità per il Dolphin e Whale Watching

1) Le barche non devono usare sonar attivi, ecoscandagli o sistemi che emettono suoni nell’acqua per attirare i cetacei: questo perché alcuni tipi di cetacei per individuare le loro prede emettono degli ultrasuoni; di conseguenza, l’uso di sonar, ecoscandagli e suoni potrebbe interferire con questo processo e quindi mettere a rischio il loro sostentamento.

2) Nell’area compresa tra 300 e 100 metri dai cetacei, le barche devono mantenere una velocità lenta e costante (≤ 5 nodi) e non devono mai inseguire balene e delfini: ci sono studi che dimostrano che sotto i 5 nodi le balene hanno la possibilità di allontanarsi volontariamente dalle imbarcazioni. Anche le distanze sono il frutto di studi ben precisi.

3) Quando i delfini e le balene si avvicinano alle barche queste devono mantenere la stessa velocità e non cambiare direzione: un cambio di direzione e di velocità può infastidire i cetacei e alterarne il comportamento.

4) Tranne quando i cetacei si avvicinano alle barche, le barche devono sempre mantenersi a una distanza minima dai cetacei. La distanza minima è di 100 metri dalle balene e 50 metri dai delfini (cioè la “zona di osservazione”). Una distanza inferiore è proibita: la distanza dai delfini è inferiori in quanto essendo più veloci e agili possono volontariamente allontanarsi con più facilità.

5) Le barche non si devono mai avvicinare intenzionalmente ai cetacei frontalmente e posteriormente. L’approccio deve iniziare con una rotta inclinata di circa 30° rispetto alla rotta dei cetacei, fino a diventare gradualmente parallela alla stessa: approcciare frontalmente o da dietro i cetacei può essere interpretato come un’azione predatoria nei loro confronti.

6) Fare attenzione per evitare che il gruppo di cetacei non venga disperso e che i piccoli e i giovani esemplari non siano separati dalle loro madri: questo per evitare la dispersione del gruppo e quindi aumentare il livello di stress nei cetacei stessi.

7) Le barche non devono avvicinarsi intenzionalmente a madri isolate, coppie di piccoli/giovani, piccoli/giovani isolati, né cetacei che sembrino accoppiarsi, riposare o evitare le barche: avvicinarsi troppo aumenterebbe il livello di stress nei cetacei stessi e potrebbe interrompere importanti attività come l’accoppiamento e il riposo.

8) Solo una barca alla volta può trovarsi nella zona di osservazione mentre le altre devono attendere al di fuori (oltre i 300 metri): il tempo trascorso nella zona di osservazione deve essere al massimo di 30 minuti, 15 nel caso ci siano altre imbarcazioni in attesa. Inoltre i motori devono essere posizionati in folle. Tutto questo per limitare il livello di stress nei confronti dei cetacei.

9) Quando un capodoglio cambia bruscamente il suo orientamento o inizia a fare immersioni brevi di circa 1-5 minuti, senza mostrare i suoi colpi di coda, la barca deve lasciare la zona di osservazione ad una velocità lenta e costante (≤ 5 nodi) fino all’uscita della zona stessa, tenendo sempre sotto controllo la posizione del capodoglio per evitare collisioni accidentali: il capodoglio adotta questi comportamenti quando è stressato, è un suo modo per manifestare il proprio “disappunto”. Per questo motivo ci si deve allontanare.

Dolphin e Whale Watching sostenibili

10) La compagnia non deve fornire o organizzare attività di nuoto con i cetacei: nuotare con i cetacei può aumentare il livello di stress negli animali stessi. Inoltre, può modificare il loro comportamento naturale, può portare a manifestazioni di aggressività nei confronti dell’uomo e ad alterazioni del comportamento nel lungo periodo. Inoltre, anche le persone potrebbero farsi male, sia saltando dalla barca che in caso di interazioni con gli animali (anche involontarie).

11) Dare da mangiare ai cetacei e/o altri animali è vietato: farlo andrebbe ad alterare il comportamento naturale dei cetacei e in più il cibo potrebbe essere tossico per loro, qualora non facesse parte della loro dieta naturale.

Fonte: Friend of the Sea

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Le minacce all’ecosistema marino

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Al giorno d’oggi, le minacce all’ecosistema marino sono in continuo aumento. E’ possibile suddividerle in due macroaree: le minacce di origine naturale e quelle di origine antropica.

Nella prima area rientrano tutti quei fenomeni naturali che da millenni colpiscono gli ambienti marini, solitamente in aree limitate, e nei confronti dei quali la natura ha sviluppato forme di protezione e una grande capacità di rigenerazione. Ne sono un esempio gli uragani, gli tsunami e le eruzioni vulcaniche.

Le minacce di origine antropica, ovvero quelle derivanti dall’azione dell’uomo, sono iniziate all’incirca due secoli fa e, oggi più che mai, hanno subito una moltiplicazione e un’accelerazione senza precedenti. Inoltre alcune di queste minacce, diversamente da quelle naturali, non si limitano a colpire piccole parti di ecosistemi marini, ma investono contemporaneamente vastissime aree di mare, se non tutte, come nel caso delle conseguenze dovute ai cambiamenti climatici.

Minacce all’ecosistema marino di origine naturale

Questo genere di minacce colpisce gli ecosistemi marini da sempre. Per difesa, gli stessi ecosistemi hanno sviluppato una forte capacità di rigenerazione, anche grazie all’aiuto delle zone limitrofe non colpite dal cataclisma. Purtroppo però, a causa dei vari interventi dell’uomo e dei cambiamenti climatici, le calamità naturali sono diventate sempre più frequenti e sempre più devastanti, ostacolando così questo processo di auto-rigenerazione degli ecosistemi marini.

Ma a cosa ci riferiamo nello specifico quando parliamo di minacce all’ecosistema marino di origine naturale? Scopriamolo insieme.

  • Cicloni: detti anche uragani o tifoni, sono violenti moti rotatori di masse di aria che si combinano al movimento della terra. Sono accompagnati da forti venti e da pioggia e sono causati da un insieme di fenomeni atmosferici, tra cui l’innalzamento delle temperature. Questi vortici di aria, il cui diametro può raggiungere anche un centinaio di km, possono causare danni agli organismi che vivono nei primi metri della colonna d’acqua. Inoltre, i forti venti alzano sabbia e sedimenti che poi ricadono in mare dove intorbidiscono l’acqua, compromettendo l’attività fotosintetica dei vegetali, e poi si depositano sul fondo rischiando di soffocare gli organismi che lo popolano.
  • Maremoti: conosciuti anche come tsunami, sono causati da dissesti del fondo oceanico dovuti a terremoti, eruzioni o frane. Questi movimenti provocano uno sprofondamene di una parte di crosta terrestre e l’innalzamento di un’altra che generano uno spostamento della superficie dell’acqua verso l’alto. A causa della forza di gravità questa grande massa d’acqua ritornerà velocemente verso il basso, producendo onde alte fino a 10 metri, che si muovono anche a 500/1000 km orari, e che si abbattono con violenza sulla costa, distruggendo tutto quello che trovano.
  • Alluvioni: diventano un pericolo per l’ambiente marino quando avvengono in prossimità della costa e le acque che esondano dai fiumi o torrenti si riversano in mare. L’acqua che esonda dai corsi d’acqua porta con sé sedimenti, detriti e rifiuti che raggiungono il mare, causandone l’intorbidimento delle acque, per poi depositarsi sul fondo. Inoltre, le acque che si riversano in mare sono dolci e abbassano repentinamente la salinità del tratto di costa coinvolto, creando problemi di sopravvivenza agli organismi che poco tollerano le variazioni di salinità. Dipendono da azioni dell’uomo (costruzioni di argini troppo stretti, scarsa pulizia dei corsi d’acqua, etc.) e da i cambiamenti climatici che stanno causando eventi meteorologici sempre più estremi.

Minacce di origine antropica

Oltre ad aggravare le calamità naturali, alcune azioni dell’uomo possono avere conseguenze negative, dirette o indirette, sugli ecosistemi marini. Ecco di seguito, le maggiori minacce all’ecosistema marino di origine antropica.

  • Cambiamenti climatici: questi cambiamenti alterano gli ecosistemi marini molto più rapidamente di quelli terrestri. L’aumento delle temperature causa lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari e un incremento degli eventi estremi. Altra conseguenza è la migrazione di specie verso latitudini più alte, alla ricerca di acque più fresche, con possibili estinzioni locali in quelle aree dove l’espansione verso latitudini maggiori è limitata dalla presenza di barriere fisiche. Inoltre, l’assorbimento da parte dell’oceano di circa metà delle emissioni di anidride carbonica di origine antropica, sta causando una diminuzione del pH medio delle acque superficiali. Questa acidificazione ha effetti diretti sul metabolismo degli organismi. Altra conseguenza dei cambiamenti climatici è l‘abbassamento dei livelli di ossigeno nei mari, con un conseguente aumento di stress per gli organismi ed eventuale morte per ipossia.
  • Inquinamento: tra le minacce per l’ambiente marino, l’inquinamento rappresenta ancora una delle più significative. Le fonti di inquinamento si possono dividere in tre categorie: le immissioni costiere (ad esempio scarichi di liquami o rifiuti industriali), la deposizione atmosferica (tutte le sostanze inquinanti rilasciate in aria e portate in mare dalle piogge) e le fonti offshore (l’inquinamento causato dalle navi, dall’estrazione di petrolio e di risorse minerarie).
  • Eutrofizzazione: è causata dal rilascio in acqua di nutrienti che provengono dai fertilizzanti usati in agricoltura e negli allevamenti. Un’elevata concentrazione di nutrienti in mare può provocare a una crescita eccessiva di fitoplancton (plancton vegetale) che porta ad un rapido esaurimento dei nutrienti, causando la morte stessa degli individui. Il processo di decomposizione di questi organismi esaurisce velocemente i livelli di ossigeno, provocando situazioni di ipossia che può portare alla morte di molti organismi.
  • Le specie invasive: si tratta dell’introduzione in determinate aree di specie invasive. Questo processo può essere involontario (attraverso le acque di sentina delle navi mercantili) o volontario (per allevamenti ittici). La conseguenza è che le specie invasive, trovandosi in un nuovo habitat, dove spesso non hanno predatori naturali, riescono a competere meglio rispetto alle specie locali, provocando grandi squilibri alla biodiversità.
  • La pesca: in molte parti del mondo si registra uno sovrasfruttamento delle risorse ittiche, cioè la quantità di individui pescati supera quella degli organismi abili alla riproduzione. Questo soprattutto da quando la pesca artigianale ha lasciato il posto a nuove tecniche. Il dragaggio e la pesca a strascico, ad esempio, per l’alta frequenza con cui vengono praticate e per il principio su cui si basano (ovvero la rimozione di tutto ciò che si trova sul fondo lungo il tratto battuto), possono provocare danni estesi agli habitat marini. Uno di questi è il cosiddetto fenomeno del bycatch, ossia la cattura accidentale di specie non commerciali, come tartarughe, foche, delfini e squali e uccelli marini. Un altro fenomeno dannoso è la pesca fantasma, cioè l’abbandono o la perdita in mare di attrezzature da pesca in cui continuano a rimanere intrappolati animali che, inevitabilmente, finiranno col morire. A tutto ciò si aggiunge il problema della pesca illegale, come quella degli squali nell’Oceano Indiano per la rimozione e la vendita delle pinne. Tutte queste attività provocano danni irreparabili e cambiamenti della distribuzione e dell’abbondanza degli organismi, causando gravi perdite nella diversità biologica.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen

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Ecoturismo: consigli per un turismo sostenibile

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La parola ecoturismo nasce dall’unione delle parole ecologico e turismo e si riferisce ad un tipo di turismo caratterizzato da un impegno ambientalista e sociale. Una delle definizioni più note è quella dell’International Ecotourism Society che afferma: “l’ecoturismo è un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali”.

Quando viaggi, o quando parti per una vacanza al mare, ricordati che pochi gesti e piccoli accorgimenti possono ridurre enormemente il tuo impatto ambientale.

Ecco alcuni semplici consigli di SeaTizen, associazione no profit internazionale per la salvaguardia degli ambienti marini, per diventare promotori di un autentico ecoturismo e dare un reale contributo alla tutela del nostro patrimonio marino.

Ecoturismo: le fasi del viaggio

Prima di partire

Prima di intraprendere un viaggio, acquisisci quante più informazioni possibili sul luogo in cui ti recherai. Informati sulla sua cultura, sulle sue caratteristiche ambientali, sulla sua geografia e sulle regole, le tradizioni e le abitudini locali. Cerca di conoscere quanto più possibile degli ambienti naturali che ti troverai a visitare, scopri se ci sono parchi naturali e progetti locali a cui partecipare: anche pagando semplicemente un biglietto di entrata ad un’area protette contribuirai al suo mantenimento.

Scegli luoghi e strutture ecosostenibili, cercando di limitare i viaggi in aereo (i quali hanno costi ambientali altissimi) e riscoprendo zone più vicine a te, spesso ignorate a favore di mete più note e battute dal turismo di massa. Nella scelta della meta, privilegia quelle che portano avanti politiche di tutela e sostenibilità ambientale riconosciute, come ad esempio le località balneari che hanno ottenuto la Bandiera Blu.

Scegli con attenzione le strutture ricettive, preferendo quelle integrate in un contesto naturale, che forniscono lavoro alla popolazione locale e impegnate nella riduzione dell’impatto ambientale attraverso l’utilizzo di fonti di energia green, la limitazione degli sprechi e un’attenta gestione dei rifiuti. In questa scelta possono venirti in aiuto la varie certificazioni promosse da enti o autorità, come il riconoscimento Ecolabel per le strutture ricettive promosso dalla Comunità Europea.

Cerca di scegliere i mezzi di trasporto meno inquinanti, come il treno, e di evitare o ridurre al minimo l’uso di quelli ad altissimo impatto ambientale, come l’aereo. Opta per la bici o i mezzi pubblici e, qualora l’uso dell’automobile sia inevitabile, ricorri a servizi di car-sharing o cerca compagni con cui condividere gli spostamenti. Infine scegli hotel non lontani dai luoghi che vuoi visitare e ricordati di ridurre la quantità dei bagagli, poiché il peso trasportato fa aumentare il consumo del mezzo.

Durante la permanenza

Durante il tuo soggiorno in hotel, riduci al minimo i consumi, spegni le luci e i vari apparecchi elettrici quando non ti servono, chiudi i rubinetti mentre lavi i denti o ti insaponi e evita di farti cambiare gli asciugamani e le lenzuola ogni giorno, cosa non necessarie e che comporta un grande consumo di acqua, energia e detersivi.

Riduci la quantità dei rifiuti, differenziali e porta sempre con te un sacchetto per raccoglierli. Non usare contenitori in plastica usa e getta e, se fumi, non buttare le cicche per terra. Scegli creme solari e prodotti anti-zanzare ecologici e biodegradabili e non acquistare souvenir fatti con organismi viventi o parte di essi.

Durante un’escursione in mare

Se trascorri una vacanza in barca o se ti trovi a fare escursioni o immersioni, segui sempre le indicazioni fornite dall’equipaggio per ridurre al minimo l’impatto con l’ambiente marino.

Rispetta sempre le creature marine, non toccarle, non rincorrerle ed evita ogni comportamento che possa spaventarle e causare stress. Non dare loro da mangiare, prima di tutto perché quella tipologia di cibo potrebbe essere nocivo e dannoso, ma anche perché potrebbe alterare il loro normale comportamento creando degli squilibri nella catena alimentare. Inoltre ricordati di non portare mai via dall’acqua nessun organismo, né vivo né morto.

In acqua, sia se indossi l’attrezzatura per immergerti, sia nel caso in cui indossi pinne e boccaglio, fai attenzione ai tuoi movimenti e al tuo modo di nuotare, in modo da non sollevare sedimenti dal fondo e non urtare organismi o alterare habitat.

Infine, se la tua vacanza si svolge in barca, evita l’uso di prodotti o saponi non biodegradabili al 100%, differenzia i tuoi rifiuti che poi porterai nei punti di raccolta a terra, ricordati di non buttare mai nulla in mare, nemmeno gli scarti umidi e prediligi gli ormeggi a gavitelli o boe fisse per ridurre l’impatto della tua ancora sul fondale.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen